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Rallenta la crescita delle esportazioni

Rallenta il ritmo della crescita delle esportazioni emiliano-romagnole (+1,2 per cento), ma dato l’andamento dei prezzi nazionali alla produzione industriale per il mercato estero la variazione appare negativa in termini reali.

Unioncamere Emilia-Romagna ha analizzato i dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane.

Le esportazioni emiliano-romagnole sono risultate pari a 21.947,9 milioni di euro corrispondenti al 13,7 per cento dell’export nazionale e hanno fatto segnare un incremento di solo l’1,2 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Alla crescita dei valori delle esportazioni rilevate a prezzi correnti ha contribuito l’aumento dei prezzi alla produzione industriale dei prodotti destinati al mercato estero che, rilevati da Istat solo a livello nazionale, nel secondo trimestre dell’anno sono aumentati nel complesso del 2,1 per cento, nonostante una netta tendenza alla riduzione del processo inflazionistico. Quindi pur senza considerare l’esatta composizione dell’export regionale si può suggerire che nonostante un suo aumento a prezzi correnti in realtà si sia registrata una diminuzione delle vendite all’estero in quantità. Il complesso dell’export nazionale si è invece ridotto in valore (-1,0 per cento). L’Emilia-Romagna si è confermata la seconda regione italiana per quota dell’export nazionale, preceduta dalla Lombardia (26,2 per cento) e seguita dal Veneto (13,1 per cento), quindi dal Piemonte (10,7 per cento) e dalla Toscana (9,0 per cento).

I settori.

Nonostante la pressione dell’inflazione la tendenza positiva dell’export rilevato a valori correnti non ha caratterizzato tutti i macrosettori economici considerati e ha avuto andamenti molto differenziati anche nel secondo trimestre del 2023.

Il più ampio contributo negativo all’andamento trimestrale delle esportazioni regionali è giunto dall’industria della metallurgia e dei prodotti in metallo, ovvero il settore della sub fornitura regionale, con una caduta delle esportazioni del 17,6 per cento. La tendenza negativa delle vendite estere dell’industria della lavorazione di minerali non metalliferi (-15,4 per cento), ovvero ceramica e vetro, ha prodotto il secondo contributo negativo per ampiezza alla dinamica dell’export regionale. Le esportazioni delle industrie chimica, farmaceutica e delle materie plastiche sono diminuite del 9,6 per cento e le vendite all’estero di apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche, medicali e di misura hanno avuto una flessione del 5,5 per cento.

Al contrario, se la crescita dell’export della piccola industria del legno e del mobile si è ridotta allo “zero virgola” (+0,7 per cento), le esportazioni dell’agricoltura, silvicoltura e pesca sono aumentate del 4,3 per cento nel trimestre, quelle dell’industria alimentare e delle bevande del 3,5 per cento e le esportazioni delle industrie della moda hanno fatto registrare un aumento tendenziale abbastanza rapido (+6,9 per cento). Il comparto dei mezzi di trasporto ha dato il secondo contributo più rilevante alla crescita con un aumento delle esportazioni del 5,7 per cento. Mentre il contributo nettamente più ampio alla crescita delle esportazioni regionali è venuto da un forte incremento delle vendite estere di macchinari e apparecchiature (+11,3 per cento). Infine, l’export dell’aggregato delle altre industrie manifatturiere ha fatto il più rapido balzo in avanti (+15,7 per cento) grazie alla ripresa dell’export di prodotti dell’industria del tabacco (+27,8 per cento).

Le destinazioni.

L’andamento delle esportazioni regionali sui diversi mercati di destinazione risente della differente composizione dell’export in ogni singolo mercato, della diversa dinamica della domanda in ogni singolo paese.

Nel mercato suo fondamentale (64,9 per cento), l’Europa, l’export regionale ha accusato una lievissima flessione (-0,7 per cento). Nello stesso periodo le esportazioni verso la sola Unione europea a 27 sono diminuite più rapidamente (-1,7 per cento) e quelle indirizzate all’area dell’euro hanno invertito la tendenza in negativo con maggiore decisione (-2,2 per cento). Sono da notare la discesa sul mercato spagnolo (-8,1 per cento) e l’incremento su quello del Regno Unito (+3,5 per cento), oltre alle “triangolari” discesa sul mercato russo e salita su quello turco.

Le esportazioni emiliano-romagnole sono ritornate ad aumentare con un buon passo sui mercati americani (+7,3 per cento) che ne hanno assorbito il 16,7 per cento. Sale l’export negli Usa (+6,4 per cento), ma l’andamento delle vendite nell’America centro meridionale si è confermato più sostenuto (+11,4 per cento).

L’andamento oscillante delle esportazioni regionali sul complesso dei mercati asiatici è tornato leggermente positivo (+1,7 per cento). Ma le vendite sui mercati del Medio Oriente hanno ceduto leggermente (-0,3 per cento), si è arrestata la tendenza fortemente positiva sui mercati dell’Asia centrale (+0,4 per cento) e l’export regionale sul complesso dei mercati dell’Asia orientale è ritornato chiaramente positivo (+2,7 per cento), con un segno rosso in Cina, un dato positivo in Giappone e forte aumento in Corea del Sud (+14,5 per cento). Crescono le esportazioni regionali anche in Africa (+10,0 per cento) e in Oceania.

L'analisi completa delle Esportazioni regionali .

I dati delle Esportazioni regionali .

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Ultimo aggiornamento

17-01-2024 16:01

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