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Intervista di Andrea Bonzi del quotidiano Il Resto del Carlino

Veronesi, «Stati Uniti insostituibili. Bisogna tornare a trattare»
Crollo deciso delle esportazioni bolognesi nel secondo trimestre dell'anno Il presidente della Camera di commercio: «Meno ideologia e più economia L'Europa si deve rimettere al tavolo, trovare nuovi mercati è una utopia».

Veronesi: «Pensare di sostituire il mercato americano con altri, per 'recuperare' quanto perduto con i dazi, è una favola. E oggi serve concretezza, bisogna risedersi al tavolo, anche se l'interlocutore non ci piace, e trovare una quadra. Un po' meno ideologia e un po' più economia». Così Valerio Veronesi, presidente della Camera di commercio di Bologna, commenta il forte calo dell'export verso gli Stati Uniti registrato nel secondo trimestre del 2025. I numeri parlano chiaro: -17 per cento se paragonato allo stesso periodo del 2024 (-14,5 per cento se si considera tutta l'area dell'America settentrionale, per un totale di 664 milioni di euro) dovuto alle barriere protezionistiche imposte da Donald Trump proprio all'inizio di aprile.
Presidente Veronesi, ce la si poteva aspettare, ma è comunque una bella botta...
«Sgombriamo il campo da equivoci. La nazione più importante per il nostro export ha messo dazi pesanti, non possiamo pensare di sostituire quel mercato con altri, come suggeriscono alcuni».

Ci spiega il perché delle difficoltà di questa 'sostituzione'?
«I prodotti che Bologna e l'Emilia-Romagna esportano è 'super': supertecnologia, supermoda e superfarmaceutica. Il mercato che riceve questi prodotti deve avere un'adeguata capacità tecnologica, capire il valore di un abito di un certo tipo, o di un farmaco. Se escludiamo Cina, Stati Uniti e Giappone, è difficile trovare Paesi con lo stesso livello di competenza. Per fare un esempio, l'export in Sud Africa non esiste».

Dunque, che fare?
«Che Trump piaccia o meno, dobbiamo trovare una quadra: proviamo a fare controproposte, a ideare una strategia commerciale necessaria a fare capire agli americani che l'Europa non può essere il nemico, anche perché anche gli Stati Uniti hanno tutto da perdere da questa guerra commerciale, come insegna il caso di Tesla. Il danno di immagine fatto da Trump al suo Paese è grosso, ci vorranno decenni per essere sanato. Questi sono i fatti. E poi, certo, bisogna evitare che siano messi altri dazi, quelli sul farmaceutico minacciati al 100 per cento sarebbero drammatici per noi». L'Unione europea, dunque, diventa decisiva per la trattativa. Cosa può fare? «In questo momento l'Europa è un pugile fiaccato, al dodicesimo round, stretto tra gli Stati Uniti e il colosso cinese. Trump ha trasformato l'Unione, da sempre alleata dell'America, in un nemico: io dico che bisogna tornare al tavolo, trattare, anche se il presidente non ci è simpatico. Di sicuro, non è il caso di mettere dei controdazi, visto che esportiamo sette volte di più di quanto importiamo. E non parlo della Russia, che a livello economico non è un grosso problema per noi». Appunto, quanto incidono la guerra in Ucraina e ciò che sta succedendo a Gaza? «Sono intanto due cose completamente diverse. A Gaza c'è un tema politico e umanitario, l'altro è uno scenario in evoluzione, io non credo che Putin voglia invadere l'Europa, ma che punti a restituire alla Nato qualche 'schiaffo' che ritiene di aver preso, questo sì. Voglio dire, Putin è l'ex capo del Kgb, spesso Trump se lo scorda». Insomma, in tutto questo vede un segnale positivo? «Io dico questo: con il Covid il mondo sembrava sprofondare. Ma quando ha rialzato la testa, il Pil italiano e dei nostri territori avevano il risultato migliore. Quando c'è un'opportunità, i nostri imprenditori sono molto più veloci e flessibili, se c'è una corsa da fare, saremo in testa»

Da Il Resto del Carlino Bologna, 1 ottobre 2025

Ultimo aggiornamento

01-10-2025 11:10

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